L’esperienza in Russia

Pittrice italiana Paola Zannoni: esperienza in RussiaLa pittrice italiana Paola Zannoni in Russia ha partecipato alle iniziative legate ai festeggiamenti italiani a Mosca per il 150° dell’Unità d’Italia e all’anno della cultura italiana in Russia, con 14 opere di cui 5 di grandi dimensioni (2m. x 1,50m).

“Prisma dell’anima”
Personale di Paola Zannoni
dal 22 ottobre al 22 novembre 2012
Mosca

Ci sono le cose reali e quelle immaginate (talvolta sognate). Le seconde muovono sempre dalle prime, ovverosia dai dati di natura, per trasformarle poi da vere in verosimili. È un processo, questo, tipico dell’artista in genere, ma ancor più lo è di quei creativi che spalancano gli orizzonti della fantasia oltre i confini del reale e proiettano la loro immaginazione in spazi nuovi e inusitati ove prendono vita forme altrove inesistenti. È quel che fa Paola Zannoni col suo robusto spatolare quando si immerge ipoteticamente nell’universo submarino nel quale individua, con la fantasia più che con gli occhi, creature sconosciute ma credibili perché riconducibili comunque ad un modello archetipico di verità.
C’è stato un grande artista boemo, vissuto tra la fine dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento, che ha compiuto questo percorso in maniera egregia: Alfred Kubin, pittore, grafico e scrittore. Solo che le sue invenzioni, bilicate tra l’Espressionismo e il Surrealismo, erano manifestative di un’inquietudine continua, di uno stato di disagio psichico e finanche di sofferenza. Le sue forme, di natura faunistica e floreale, rappresentano una popolazione submarina inventata epperò credibile pur nella sua atipicità. La Zannoni usa, grosso modo, lo stesso criterio
interpretativo di una realtà che si fa finzione, scandagliando un’inesistente – ma possibile – spazio vivente sotto il mare: ma il risultato di questa sua attività semionirica, al contrario di Kubin, non produce morfologie ed atmosfere disagevoli e turbanti. Al contrario esse sono festose, esplodenti colore, rallegranti, in qualche modo inducenti alla gioia della vista e dello spirito. La natura delle creazioni di Paola Zannoni afferisce indubbiamente alla decorazione ma, onde evitare equivoci, diciamo subito che, per noi, l’opinione di molti secondo cui, nell’arte pittorica, la decorazione svolgerebbe una funzione ancillare, di servizio, è un luogo comune e una grande stupidaggine. Costoro dimenticano, tra l’altro, che l’arte è nata decorativa. Infatti la sua origine risale senza dubbio a quel momento evolutivo dell’uomo in cui esso scatta dalla condizione di ominide a quella superiore: non produce più oggetti esclusivamente per la loro funzione utilitaria, ma avverte, misteriosamente, il bisogno di aggiungere un valore che è inutile da un punto di vista pratico, ma ugualmente importante: cioè a dire il valore decorativo, che è gratuito – nel senso che non assolve ad alcuna utile funzione – ma è “bello”, cioè allieta, produce piacere, decora.
Allora, resa giustizia alle decorazione, da troppi ritenuta una funzione secondaria ma in realtà pura creatività a tutti gli effetti (dipende da come la si realizza), non dobbiamo temere di dire che Paola Zannoni “naviga” egregiamente nel mare della decorazione alta. Tant’è che la sua fertile immaginazione produce esiti applicabili anche agli oggetti, come mobili di vario genere, e dunque “abbellisce” i manufatti, che è proprio la funzione tipica del decorare. Abbellire l’oggetto per renderlo più gradevole, più piacevolmente fruibile, quindi soddisfare un’esigenza dello spirito che si chiama bellezza.
La Zannoni possiede una tavolozza ricca e forte, così come ricchi e forti sono i segni che la spatola lascia sulle superfici, talora a pasta così sostanziosa da trasformare il dipinto in bassorilievo. Ciò significa che la nostra autrice non rifiuta la concretezza e la solidità pur se attratta e sedotta indiscutibilmente dalla libertà immaginativa senza confini e senza materialità. Una contraddizione? Può darsi, ma la contraddizione, come il paradosso, è l’essenza dell’arte. La contraddizione, infatti, indica due dimensioni veritative che si confrontano e, magari, anche si scontrano, ma convivono: dunque possiede una indubbia superiorità rispetto al reale a cui appartiene un solo tipo di verità. Il paradosso, poi, rifacendoci all’etimologia greca di parà-dòxa (in sanscrito paràm vuol dire “oltre”), è uno stare oltre l’opinione comune, un superarla e un disporre dunque di maggior grado di autenticità rispetto al sentire e al sapere comuni.
Di certo è che il mondo immaginifico di Paola Zannoni è seducente, avvolgente e talora (vedasi la bella stanza da lei realizzata nell’Alexander Palace Museum Hotel di Pesaro, di proprietà del conte Alessandro Marcucci Pinoli di Valfesina) esaltante. Per la ricchezza di colore, di materia e di segni che sembra ampliare lo spazio fisico ed attrarre, con garbo ma decisamente, dentro quello ideale e fantastico.

GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi – La realtà immaginata di Paola Zannoni

Uno spicchio di VAL DI CORNIA sotto il cielo di Mosca

Dopo quindici anni di “imprese” commerciali durante i quali ho raccontato lo stile italiano in Russia, proponendo e realizzando progetti di design unici e di gran classe, mi è finalmente riuscito far conoscere la mia terra, la Val di Cornia, al popolo russo, portandone un piccolo spicchio qui a Mosca, dopo averla fatta visitare alle persone che  tramite le mie realizzazioni  si erano talmente innamorate dell’Italia da volerla visitare per vedere anche quei luoghi natii di cui avevo parlato loro con affetto e amore.

Il sostegno e l’appoggio di questi amici, nonché l’amicizia del presidente dell’associazione no profit “Mir bez Vojny” (Il mondo senza guerre) Mikhail Boldyrev, della direttrice della galleria statale “Zamoskvoreche” di Mosca, Sig.ra Ljudmila Rybkova, e la collaborazione del Dott. Emiliano Mettini per la parte linguistica, hanno fatto sì che potesse vedere la luce la mostra di pittura “Prisma dell’anima” della mia conterranea ed amica Paola Zannoni.

La mostra, aperta dal 22 ottobre al 22 novembre, presenta 14 quadri dell’artista e idealmente si iscrive nelle manifestazioni del corrente anno che tanto hanno importanza per il nostro Paese: ovverosia i 150 della nostra Italia e l’anno della cultura italiana in Russia. A margine della manifestazione si avrà la presentazione di due cantine del Val di Cornia, quella di Nerusco Pini e la cantina Valdamone di Brugali Lorenzo.

Tale evento ha un suo valore  specifico perché la cultura di un popolo può essere epressa sia dai colori di una tavolozza sulla tela sia dal color rubino o dorato di un buon bicchiere di vino rosso o bianco che, ognuno a suo modo, sono lo specchio dell’anima della nostra splendida terra. Questa mostra è un primo successo, cui si spera possano succederne altri che aprano una nuova finestra sull’Italia e spalanchino le porte della nostra casa a nuove e proficue collaborazioni.

Giorgio Liberati